La Costruzione

Fra di loro i tamburi sono simili in quasi tutte le culture, l’unica cosa che varia è l’animale con la cui pelle è costruito, capra, cervo, cavallo, foca, renna, yak, alce ecc.

Questo ovviamente è dovuto semplicemente al luogo in cui viene costruito e alla reperibilità di questi animali.

La specie animale della pelle usata è molto importante, presso i nativi nord americani i tamburi sono costruiti prevalentemente con la pelle di cervo che presso di loro è un totem molto importante come anche in altre culture, non dimentichiamo Cernunnos, il Dio cervo celtico protettore della selva e dei selvatici.

Normalmente in Italia si utilizzano tradizionalmente pelli di capra.

La capra è un simbolo poliedrico che rappresenta la fertilità, la ricchezza, la caparbietà, l’indipendenza e la forza.
In passato era associata a divinità e riti pagani, ma anche a un significato demoniaco, mentre oggi viene usata per promuovere diversità, inclusione e la connessione con la natura. 

Simboli Positivi:  Fertilità e Abbondanza

La capra era simbolo di fertilità della terra e portafortuna.
Il suo corno, come la leggenda di Amaltea, è collegato alla cornucopia, simbolo di beni e prosperità. 

Forza e Resistenza: La capra è simbolo di caparbietà e indipendenza, incarna lo spirito indomito della natura e la forza. 

Indipendenza e Fatica:  La capra simboleggia la fatica e la resistenza, poiché il suo nutrimento richiede sforzo e arrampicata. 

Questo animale è molto più vicino alla nostra cultura che non il cervo, di capre ne abbiamo avute sicuramente molte di più che non Cervi.

Tuttavia, soprattutto oggi le capre che noi abbiamo sono praticamente tutte di allevamento per questo cerchiamo di utilizzare pelli di animali selvatici e le uniche ancora disponibili e sicuramente selvatiche, in più catturate per un uso alimentare e non per una inutile e vergognosa caccia hobbistica, sono quelle delle regioni sub sahariane del Sahel.

Da non tanto tempo anche da noi si sta iniziando a riscoprire questo strumento nelle pratiche spirituali olistiche e sciamaniche, ci sono tuttavia altri strumenti che sostengono il tamburo, in particolare i sonagli e il flauto.

I sonagli sono spesso autocostruiti con campanellini o sotto forma di maracas con oggetti possibilmente di origine naturale, semi, cocco, zucche secche ecc…

Il flauto, erroneamente detto sciamanico, è un semplice flauto dolce che però utilizza una scala pentatonica, questo rende il suo suono particolare e molto più affine agli stati meditativi.

I nativi americani pur utilizzando la stessa scala armonica crearono uno strumento ancor più particolare.

Probabilmente la presenza nelle loro terre di un tipo di canna palustre simile al bambù ma molto meno nodosa, quindi con parti tubolari più lunghe, ha permesso la sua creazione nella forma che oggi noi conosciamo.

La peculiarità sonora di questo strumento è data dalla sua doppia camera ovvero da una maggiore distanza tra la bocca di chi suona e l’apertura che genera il fischio.

Questo fa sì che il timbro sonoro di questo flauto sia quasi ipnotico con la capacità di imitazione dei suoni della natura molto sviluppata.

Questo è il motivo per cui questo strumento è noto come flauto nativo americano o indigeno americano o più correttamente flauto Lakota.

Venendo all’argomento principale di questa trattazione e quindi del tamburo Sciamanico dobbiamo analizzarlo bene e in ogni suo aspetto sia costruttivo che, in seguito, sonoro e simbolico.

Intanto vediamo subito che si tratta di un oggetto tutto sommato semplice, un cerchio di legno con una pelle animale stesa e tirata al di sopra e legata in qualche modo sotto esso.

Questa descrizione trae facilmente in inganno, se solo abbiamo la forza e il coraggio di scendere un po’ di più nei suoi aspetti simbolici scopriremo un meraviglioso mondo di vibrazioni e profondità, ma è pur vero che a questi mondi non tutti sono chiamati.

Partiamo dal fusto, ovvero dal cerchio di legno.

Esso è composto da una stecca in legno mediamente di 6-8 mm di spessore dai 6 ai 10 cm di larghezza e di una lunghezza che varia in base al diametro del futuro tamburo.

Per uno strumento di 40 cm di diametro servirà una lunghezza di 125 cm.

Questa stecca sarà tenuta a bagno in acqua per qualche tempo e poi curvata in una dima e incollata nei suoi due capi.

Oggi usiamo colle molto tenaci mentre anticamente le colle erano a base animale e quindi venivano infissi cavicchi sempre in legno per una maggiore sicurezza di tenuta.

Le essenze maggiormente usate sono principalmente la betulla per la sua flessibilità e resa sonora ma anche acero, faggio, quercia o frassino ognuna di queste tre ultime essenze possiede caratteristiche sonore differenti ma soprattutto a livello simbolico sono importanti.

Oltre al fusto, come detto, abbiamo la pelle, la migliore che possiamo usare a livello simbolico ed energetico, è senz’altro quella di un animale selvatico.

La pelle è usata al suo stato naturale non conciata, quindi si presenta secca e tale tornerà una volta fatto lo strumento.

Viene legata solidamente al fusto tramite corde sempre in pelle possibilmente dello stesso animale.

Esistono tamburi costruiti con pelli sintetiche, sono un buon compromesso per quando li si usa all’aperto in quanto non sono sensibili all’umidità dei Boschi o delle notti, tuttavia personalmente preferisco un suono cupo alla plastica.

Quando noi scegliamo una pelle da un gruppo di simili, spesso ci soffermiamo alla sua estetica, alle sue macchie, al colore o alle sue perfette imperfezioni e ne siamo colpiti e affascinanti.

Spesso ci dimentichiamo che quella pelle è nata dentro un essere vivente e cresciuta su un essere vivente, in fondo su una vibrazione e un’energia che da sempre era preparata per noi in quell’animale qualsiasi sia stato; in essa vive lo spirito di quel preciso animale ed è lei che sceglie noi, mai viceversa.

Quando ci siamo riuniti con lo spirito del nostro animale possiamo scegliere il fusto di legno, cercando di capire o meglio di sentire anche qui quello che ci chiama.

Non ci resta che tagliare il disco della nostra futura copertura all’interno del vello, tagliare o forare il disco nella misura e luogo giusti in base al diametro del fusto e subito dopo immergere il disco appena ritagliato in acqua tiepida e se è possibile lasciarla al sole per alcune ore, se la pelle è di cervo questa operazione si deve fare il giorno precedente meglio se tre giorni prima.

Se usiamo la pelle di capra, una volta immersa e coperta di acqua la lasciamo ammorbidire perchè è il momento di costruire Il battente.

Non ci si sofferma mai abbastanza su questo oggetto sia per la sua realizzazione che per il suo simbolismo, ora però consideriamo solo il suo aspetto e la sua costruzione, anche il battente è formato da due parti, la testa e il manico.

Quest’ultimo non è altro che un pezzo di ramo di 2 cm massimo di diametro che la regola vuole lungo dal gomito al palmo della mano o all’indice, per i tamburi di grandi dimensioni.

A differenza delle bacchette per la batteria, il manico del battente non è mai tornito, alle volte è scortecciato ma mantiene tutti i suoi nodi o le sue naturali imperfezioni che molto spesso contribuiscono a renderlo unico e pregevole nella sua fattura.

Ricordiamo che il tamburo sciamanico viene sempre usato da una sola persona che lo impugna al centro delle sue corde, spesso danzando e per un lungo tempo, questo significa che per i primi approcci è preferibile un battente leggero quindi con un diametro di un centimetro, un centimetro e mezzo e di un’essenza altrettanto leggera tipo frassino o salice.

In verità esistono tamburi rituali molto grandi e non maneggiabili, suonati da 6 / 8 persone sedute, sono tamburi particolari dei nativi americani e non usati nei viaggi sciamanici.

La regola non scritta vorrebbe il manico in nocciolo tagliato il giorno di luna, è una tradizione antica, valida soprattutto per la costruzione di oggetti rituali come bastoni di potere, sonagli o il corpo delle Sacre Pipe cerimoniali.

La testa invece è un pezzo di pelle scamosciata e quindi conciata o stoffa, tipo panno, riempito di varie cose, ho visto ritagli di stoffa, filtri dell’aria quelli da mettere sui termosifoni, nastri  adesivi in spugna per gli spifferi dei serramenti, sabbia e chi più ne ha più ne metta.

In realtà andrebbe bene qualsiasi cosa che sia sufficientemente dura se compattata e comunque morbida da creare una buona vibrazione della pelle.

Un buon riempitivo e la lana di pecora, è naturale, si comporta molto bene e non si disgrega nel tempo.

Ho capito una cosa costruendo tamburi, ovvero che ogni tamburo si sposa con il suo battente in modo particolare, quindi iniziamo ad entrare in un campo diverso che rimandiamo a dopo.

Per costruirlo si taglia un disco di pelle o di panno di almeno 25/30 cm di diametro si riempie del materiale scelto.
Al centro del materiale, più compatto possibile, si mette il manico sul quale si chiude la pelle o il panno e si provvederà a legarla con dello spago in cotone o canapa o ancora con una striscia di pelle.

Alcuni cuciono la pelle formando un sacchettino che successivamente viene riempito e nel quale si infila il manico è un altro modo di creare i battenti.

Sia il tamburo che il suo battente sono decorabili con perline piume o nastri questo sta alla creatività e al pensiero del loro possessore, ora che abbiamo creato Il battente possiamo tornare al tamburo.

Possiamo togliere la pelle dall’acqua strizzandola il meglio possibile, la distendiamo sul fusto in legno centrandolo e, usando le strisce di pelle precedentemente ricavate, iniziamo una vera e propria cucitura della pelle.

Esistono innumerevoli modi di eseguire queste operazioni quasi tutti similmente valide suggerisco di impararne una bene e nel tempo provare le varianti.

Dopo aver tirato le strisce due volte se non tre o quattro possiamo concludere il lavoro.

Il nostro tamburo personale e il suo battente ora sono fatti.

Non possiamo ancora usarlo però.

La pelle è ancora bagnata e non solo il suono è bruttissimo ma rischieremmo di deformare la pelle nei punti dove battiamo sformandola per sempre.

Dobbiamo attendere il giorno dopo, se siamo in estate lo possiamo mettere all’aria corrente all’ombra di un albero.

Spesso lo si appende ad una Quercia o a un Alloro o un Salice.

D’inverno lo si può lasciare ad una certa distanza sopra un termosifone o altra fonte di calore come stufa o camino.

Questa attesa, il tempo in cui la pelle si conforma al fusto e si adatta alla sua nuova condizione di Strumento Sacro agli Spiriti è paragonabile al tempo di gestazione, quando ” c’è già ma non ancora”-
Lasciamo che il tempo, seppur breve, il calore, l’umidità, le tensioni fra legno e pelle abbiano il loro corso.

Poche ore dopo, ora che la pelle è asciutta quindi ben tesa possiamo iniziare a suonarlo ma attenzione,

il suo primo battito è il vagito di un neonato!

Costruzione del Tamburo Sciamanico
Prossimo corso
20 / 21 giugno  2026

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